Scacchi a Venezia Chess in Venice Schach im Venedig Шахматы в Венеции
     

Prima dell'Unità d'Italia

Il livello di gioco e perfino i nomi dei giocatori veneziani non sono noti fino a tutto il XVIII secolo. Nell’Ottocento l’unico nome conosciuto prima di Bartolomeo Forlico e del grande Carlo Salvioli, era quello del conte Giusto Adolfo Van Axel Castelli.

Proprio Giusto Van Axel Castelli scrisse un illuminante articolo, “Condizioni dello scacco a Venezia”, sul numero 23 di “La Rivista degli Scacchi” nel 1859. Ecco parte della sua testimonianza:

 

Soltanto nel 1808 parve destarsi un’intenzione efficace di dare al gioco veneziano un indirizzo scientifico, e se ne formò una società ordinata, che si raccoglieva nelle sale dell’antico Caffè di Alessandria, e vi primeggiavano un Rossi, che fu poscia reggente al Zante, l’Avv. Carrara, un Coin, un Traversi, un Capriles, e di lunga superiore a tutti l’Olandi. Cessata questa, un’altra Società si compose al Caffè della Gloria (1815), e poscia in quello di Sperotti, sotto le Procuratie, e di questa mi vennero citati con onore i nomi del Conte Guerra, del Mosto, di Dal Bianco, e specialmente di Thuransky, nobile ungherese, giocatore di memoria e molto versato nella teoria.

Queste notizie vennero a me comunicate dal Sig. Giuseppe Viamin, giocatore di molto brio, cui ora la lunga età e una grave malattia sottraggono forse per sempre alla pratica del giuoco. Ma quelli che con esso sedettero allo scacchiere non dimenticheranno mai la vivacità delle sue idee, i sottili trovati nelle situazioni pericolose e una gentilezza spontanea che dava al suo giuoco un’incantevole attrattiva.

Anche quest’ultima Società venne a cessare, né fu mai fino al giorno in cui scrivo susseguita da nessun’altra.[1] 

Ma altrettanto interessanti sono le notizie che Van Axel Castelli dà sugli anni successivi:

 

Tra tutti i Caffè di Venezia il più frequentato fu quello del Vincentini in Campo San Bartolomeo; quivi giocarono molti di quelli che nominerò più sotto. Ora anche in questo Caffè viene interdetto il giocare nella stanza terrena: ma per altro chi vuol divertirsi può salire dodici gradini o così, e quivi troverà una stanza la cui diurna luce è uguale a quella che fe’ dire al Poeta. Quivi era men che notte e men che giorno. 

E chi erano i migliori giocatori veneziani nell’anno di grazia 1859? Van Axel Castelli senza nominare se stesso afferma:

… i Signori Cav. Francesco Cappellari, nob. O’Conor, da più di vent’anni stabilito in Venezia, Prof. Raudegger, Olivieri, Coen, Avv. Gergotich, Notajo Penso, Gheta, ed a essi di lunga mano superiore il Sig. Bartolomeo Forlico, più che a sufficienza versato nella teoria, e nella pratica fino calcolatore.

Ma, e lui, il conte Giusto Adolfo Van Axel Castelli? Fu un teorico più che un giocatore e un compositore di problemi: nell’unico anno in cui uscì La Rivista degli scacchi, cioè nel 1959, ne pubblicò alcuni.

Adriano Chicco scrisse che nell’Ottocento in Italia andò di moda pubblicare antiche edizioni «rivedute e corrette». Questo sistema fu applicato

 

anche al Giuoco incomparabile di Ponziani, ciò che conferma la popolarità che circondava ancora il nome del terzo e ultimo esponente della scuola modenese. Si dedicò a questa revisione il conte Giusto Adolfo van Axel Castelli, che ripubblicò nel 1861 a Venezia (Tipografia del Commercio) l’opera del Ponziani, aggiungendo al già lungo titolo questa avvertenza: «Prima edizione veneziana eseguita sopra quella del 1782 ridotta a moderna lezione ed arricchita di molte annotazioni e di otto tavole dietro la scorta delle opere più recenti».

A parte il numero delle tavole (che furono non otto ma ventisei più due tavole 1a e 1b, e cinque più piccole tavole a completamento delle precedenti) mai avvertenza fu più aderente alla realtà. Il conte van Axel Castelli aggiornò praticamente l’opera del Ponziani, tenendo conto degli sviluppi della teoria fino ai suoi giorni, e avvalendosi anche degli studi dei teorici tedeschi; nelle aperture diede sempre la prima mossa al Bianco, eliminando così, un non trascurabile fattore di confusione; adottò una notazione algebrica chiara, e tipograficamente meno ingombrante della prolissa annotazione del Ponziani; le tavole, infine, furono compilate con cura, e attentamente verificate sulla stampa.

Il libro del conte van Axel Castelli, stampato verosimilmente a sue spese, non ebbe la meritata diffusione, sia perché non convenientemente pubblicizzato sul piano commerciale, sia perché le tavole, piegate in senso verticale, presto si rovinarono lungo la piega, talvolta tagliandosi del tutto. A poco meno di duecento anni dalla prima edizione del Giuoco incomparabile, l’inarrestabile deterioramento, sul piano materiale, di quel volume, appare oggi come un simbolo del definitivo tramonto di un insegnamento che era stato prezioso ai suoi tempi, ma che era ormai superato.”[2]

Per un rinnovamento degli scacchi a Venezia si dovrà attendere l’Unità d’Italia.

Antonio Rosino (Venezia 2008)



[1] G.A. Van Axel Castelli, «Condizioni dello scacco in Venezia», La Rivista degli scacchi, anno I, numero 23, Roma 1859, pag. 177-180.

[2] A. Chicco e A. Rosino, Storia degli scacchi in Italia, Venezia 1990, pag. 185.