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Lo sbarco in Europa

La penetrazione degli scacchi nell’Occidente Europeo, comincia principalmente da Sud, e procede per le corti e le città a partire dalla Spagna Meridionale e dalla Sicilia: un famoso scacchista arabo era chiamato Al-Sachali, cioè il Siciliano. La diffusione fu rapida, favorita dall’entusiasmo arabo per gli scacchi e dall’interesse europeo per la cultura delle tre principali città islamiche della penisola iberica: Siviglia, Granada e Cordova.

Non è difficile legare l’espressione Scacco Matto, il Re è stato ucciso, con lo Sha Mat arabo, in cui il Mat, ha lo stesso significato nell’espressione spagnola "matar el toro”.

La maggior mutazione di nome arrivò da un errore di traduzione. La parola Fers o Fiers non era capita dai franco-provenzali: qualcuno cominciò a chiamare il Consigliere, Vierge; da vergine a Donna e da Donna a donna del Re, cioè Regina il passo fu breve, anche se ingiustificato: il soldato che conquista la sponda più lontana dello schieramento nemico diventa la moglie del Re. Ridicolo, ma totalmente privo di importanza per un giocatore.

Il Cavaliere fu tradotto in inglese letteralmente, Knight, e in francese, Cavalier (e non Chevalier) mantenendo la sua origine meridionale “languedoc”.

L’Elefante (Al Fil in arabo) era ormai diventato un animale praticamente sconosciuto in Europa. Inoltre la forte stilizzazione dei pezzi, divenuta necessaria nel mondo islamico per il divieto sunnita di raffigurare persone o animali, pose un difficile problema di denominazione.

Immersi in un ambiente feudale i provenzali misero accanto al Re il “giullare”: nacque le Fou. Dopo qualche incertezza con nomi come “Alfino” e “Calvo”, in Italia si affermò il nome più simile all’arabo Al Fil, cioè Alfiere, anche se la parola proveniva dall’arabo al-faris, che in realtà significava cavaliere.

La stilizzazione delle zanne dell’elefante sembrò simile alle due parti della mitra di un vescovo, da cui il nome portoghese Bispo e quindi l’inglese Bishop: d’altra parte accanto a re e cavalieri una figura di vescovo conte risultava del tutto armonica con una corte medievale britannica.

Oggi una mitra vescovile è l’incontrastato simbolo tipografico dell’Alfiere, dopo che la testa del giullare francese e la figura dell’Alfiere, che è ancora nello stemma della Federazione Scacchistica Italiana, è scomparsa dalle riviste.

E il Rokh? Per assonanza si pensò ad una figura araldica il Rocco, rappresentata da una Torre, da cui i nomi italiano, spagnolo, francese, tedesco e perfino l’ungherese “Bastia”. Solo in inglese si ebbe invece “the Rook”, mantenendo il suono originale della parola persiana Ruch.