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Le regole degli scacchi arabi

Quali regole seguivano gli scacchisti arabi?

 Nel Chatrang persiano

  • il Re e il Cavallo mantennero il movimento originario indiano, che è quello odierno
  • il Farzin (il consigliere) forse inizialmente simboleggiante la tenda del comando (l’aparzen) muoveva di un solo passo in diagonale
  • il Ruch assunse il movimento attuale della Torre
  • il Pil (cioè l’elefante) saltava nella terza casa in diagonale (per esempio da c1 in a3 oppure in e3)
  • il Pedone muoveva di un solo passo e catturava in diagonale.

Questo schieramento passò inalterato nel gioco arabo, solo con alcune modificazioni terminologiche: il Farzin divenne Firzan, il Pil divenne Al-Fil, cioè l’elefante in arabo. I movimenti rimasero sostanzialmente quelli del gioco persiano. Tuttavia il Pedone giunto all’ottava traversa si trasformava in Firzan, anche se questo pezzo non era stato ancora catturato.

La vittoria si otteneva non solo dall’imminente e inevitabile cattura del Re, ma anche dal fatto che questi fosse rimasto solo (in latino: Rex spoliatus), o non potesse più muoversi (Rex tabulatus: l’attuale stallo).

Generalmente quando entrambi i Re rimanevano soli la partita era considerata patta. Era patta anche la partita in cui si ripetevano più volte le stesse mosse, o si desse “scacco perpetuo” (Una serie continua di attacchi al Re senza poterlo “mattare”), o fosse impossibile vincere: poiché il Firzan e l’Al-Fil erano pezzi “deboli”, gli scrittori arabi avevano compilato lunghe casistiche di posizioni nelle quali la vittoria era impossibile.

La scacchiera non era ancora bicolore, ma piuttosto pensata come un declivio verso il centro, una specie di vallata.