Scacchi a Venezia Chess in Venice Schach im Venedig Шахматы в Венеции
     

La grande riforma

Fino alla fine del tredicesimo secolo il giuoco degli scacchi in Europa Occidentale non differì da quello arabo: le regole erano state riprese integralmente; tuttavia era troppo “lento”, per un giuoco sul quale vi era l’abitudine di scommettere denaro, com’era diventato usuale sia nelle corti che nelle piazze.

Durante il XIV secolo incominciarono ad apparire, oltre alla colorazione delle case in chiare e scure, delle novità nel movimento dei pezzi. Il Pedone giunto alla quinta fila acquistò il diritto di catturare il Pedone avversario avanzante di due passi su colonne adiacenti (la nascita della presa en passant). Il Rey “robado” (le Roi depouillè dei manoscritti francesi o il Rex spoliatus latino) non implicava più una vittoria intera, ma una mezza vittoria, cioè la moderna patta e divenne patta anche una posizione con il Rey ahogado (il Re affogato), cioè la patta per stallo.

La storia precisa di queste modifiche non è nota nei dettagli, tuttavia è certo che l’evoluzione verso le nuove regole si stava completando, quando furono stampati i primi libri di scacchi. Il primo libro a stampa di carattere tecnico arrivatoci, fu scritto dallo spagnolo Lucena fra il 1495 e il 1497 e riporta partiti (cioè problemi di scacchi) sia con le vecchie regole, chiamati perciò del Viejo e in parte con le nuove regole detti de la dama o a la rabiosa..

Il nome era chiaramente riferito ad una delle due maggiori variazioni delle regole affermatesi sembra fra il 1480 e il 1520 in Spagna. Fersa e Al-Fil persero la facoltà di saltare, ma acquisirono il dominio illimitato delle case: in diagonale per l’Al-Fil, in diagonale, orizzontale e verticale per la Fersa divenuta Domina o Dama.

La riforma si consolidò tanto rapidamente in tutta l’Europa che nel suo libro, pubblicato a Roma dal portoghese Damiano nel 1512, egli non fece più cenno agli antichi movimenti dell’Alfiere e della Donna. Quasi contemporaneamente il Re perse la facoltà di saltare, ad eccezione di un salto sulla prima traversa, che originò, in epoca imprecisata ma anteriore al trattato di Ruy Lopez, quella particolare mossa che oggi chiamiamo arrocco.

Nel trattato di Lucena e nei manoscritti di Gottinga e di Parigi, questo salto laterale avveniva in due mosse separate, prima la Torre si portava a fianco del Re, e poi questo, in una mossa successiva, saltava sopra la Torre, finendo in g1 o in d1.

Ma già Ruy Lopez avvertì che in alcune parti dell’Italia ciò avveniva “todo de un lance”. La fusione di due mosse nell’unica mossa dell’arrocco, la presa al varco e la molteplicità delle promozioni a Donna dei pedoni giunti all’ottava traversa completarono la riforma che portò alle attuali regole degli scacchi internazionali.

I primi due paesi a possedere una letteratura scacchistica con le regole moderne furono la Spagna e l’Italia. Il primo importante trattato fu opera di un sacerdote spagnolo, Ruy Lopez de Segura, che pubblicò il “Libro de la invencion liberal y arte del juego del Axedrez muy util y provechosa”, stampato ad Alcalà nel 1561.

Ruy Lopez trascurò completamente i problemi, ma diede grande importanza al gioco pratico e alla teoria delle aperture e può quindi essere ricordato come il primo teorico degli scacchi moderni. Il suo trattato fu tradotto in italiano dal Tarsia e pubblicato a Venezia nel 1584. Il duca di Brunswick, sotto lo pseudonimo di Gustavus Selenus, lo tradusse in tedesco nel 1616, il Sarratt in inglese a Londra nel 1813.