Scacchi a Venezia Chess in Venice Schach im Venedig Шахматы в Венеции
     

La diffusione in Europa

La diffusione degli scacchi nel medioevo fu rapida e vasta, tanto che una delle “probitates” del vero Cavaliere divenne di saper giocare a scacchi. La presenza continua del gioco nelle corti medioevali è testimoniata, oltre che dai nomi assunti dai pezzi, dalle frequenti citazioni scacchistiche nei poemi provenzali, nel ciclo bretone, nelle opere di Chretien de Troyes e nel poema Les échecs amoureux famoso per aver superato i 30.000 versi.

Un testimone della diffusione del gioco è anche il Liber de moribus hominum et officiis nobilium super ludo scachorum, diffusissimo in tutto il medioevo, nell’originale latino e nelle traduzioni in molte lingue. Scritto dal domenicano Jacopo da Cessole, raccoglie una serie di ammaestramenti morali tratti dal gioco degli scacchi, frutto delle sue prediche nell’ultimo quarto del XIII secolo. Di solito catalogata sotto il titolo abbreviato De ludo scachorum, l’opera è presente in forma di manoscritto in numerose biblioteche europee; fu stampata per la prima volta a Utrecht nel 1473 in caratteri gotici e fu ristampata più volte in diverse lingue. In italiano il volgarizzamento del De Ludo fu ristampato dal Ferrario a Milano nel 1829 con riproduzioni dell'incunabolo fiorentino, risalente al 1° marzo 1493, Libro di giuocho di scacchi intitolato de costumi degli huomini e degli offitii de' nobili

I primi trattati scacchistici medioevali europei erano di contenuto esclusivamente problemistico, a differenza di quelli arabi, che raccoglievano sia partite che problemi.

Una dei più antichi è il codice fatto compilare da Alfonso X “el sabio” nel 1283 (o nel 1284), che oltre a “partiti” (cioè problemi) di scacchi che occupano due terzi dell’intero codice, conteneva anche trattazioni di giochi con i dadi e sulle Tablas, i giochi che sono gli antenati nobili del moderno backgammon.

Lo sviluppo e la diffusione degli scacchi nell’Europa Occidentale iniziarono con le regole del Shatranj, ma poi subirono varie modificazioni, spesso diverse da luogo a luogo.

In Spagna, secondo il codice di Alfonso el Sabio, il Firzan, divenuto Alfferza (in latino Fersa), alla prima mossa poté saltare nella terza casa in ogni direzione e anche sopra ad altri pezzi. Gli altri pezzi conservarono i movimenti del gioco arabo, ma già il Codice Alfonsino avvertiva per il Pedone, che “ay algunos que usan a iogar de los Peones a tercera casa la primera vez”. E quest’uso si generalizzò rapidamente.

Il primo testo conservato sugli scacchi moderni sembra sia El poema scachs d'amor scritto nel XV secolo in valenciano, una cui versione in castigliano, curata e splendidamente annotata dal m.i. Ricardo Calvo, fu pubblicata nel 1999.

Antichi pezzi di scacchi sono conservati nei principali musei d’Europa, dall’Hermitage di Pietroburgo al londinese British Museum. E alcuni dei più antichi reperti scacchistici dell’Europa Occidentale e Centrale si trovano in Italia: in particolari i pezzi trovati nelle catacombe di San Sebastiano, conservati nei Musei Vaticani, e i pezzi di Venafro conservati al Museo nazionale di Napoli.