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Petrarca e gli scacchi

Le conoscenze scacchistiche del Petrarca sono meno citate di quelle del Boccaccio, forse perché si schiera violentemente contro il gioco degli scacchi nel De remediis utriusque fortunae:

Oh studio puerile! Oh tempo perduto! O sollecitudini superflue! O grida sconcissime! Oh stolte letizie e corrucci da ridersene! Vedere vecchi rimbambiti mettere tempo su lo scacchiere, e in piccoli legni, cioè in scacchi vagabondi, co’ quali fanno futuri inganni e tolgono e rubano or questo or quello scacco; per la quale cagione appo gli antichi era detto giuoco di rubare, al quale gioco la scimmia già si fece secondo che dice Plinio; di che so che tu piglierai ammirazione. Et è propriamente giuoco di scimia, mescolare e trasportare gli scacchi, e percuoterli dietro agli altri scacchi del compagno: di subito gittare la mano e ritirarla; insultare all’avversario suo, cioè al compagno con cui giuoca: e. percotendo i denti, minacciarlo, crucciarsi, quistionare, fare romore; et a ciò ch’io usi il detto di Orazio; mentre che fannosi detti atti; or l’uno or l’altro grattarsi mil capo, rodersi l’unghie, e alla perfine fare ogni cosa che abbi a fare ridere quegli che passano inde. Or lasciate voi a fare alcuna cosa di queste, o alcuna altra specie di pazzia? … Credo che molti avrebbero vinto in battaglia i loro nemici, s’eglino avessero messo quella sollecitudine ad avere cavalieri,ch’eglino a quegli scacchi (aveano) messa; che si chiamino cavalieri di legno o d’avorio.

 (De’ rimedi dell’una e dell’altra fortuna di Francesco Petrarca, volgarizzati da don Giovanni Bassaminiato, monaco degli Angeli, Bologna 1867, tomo I. p. 140, cap. XXVI). 

È stato detto che Francesco Petrarca “odiava” gli scacchi perché aveva tentato invano di migliorare il suo basso livello di gioco.