Scacchi a Venezia Chess in Venice Schach im Venedig Шахматы в Венеции
     

I pezzi di Venafro

Nel 1932 l’ispettore onorario di Venafro, Giuseppe Cimorelli, consegnò al Museo Archeologico di Napoli un gruppo di pedine in osso rimaste note come "gli scacchi di Venafro", perché erano state ritrovate in una necropoli adiacente alla cittadina molisana di Venafro.

 Alcune valutazioni iniziali degli archeologi che li analizzarono, sembravano datarli ai primi secoli dopo Cristo, anche perché erano stati trovati in uno strato in cui gli altri materiali rinvenuti risalivano al terzo o quarto secolo dopo Cristo.

D’altra parte la loro foggia molto stilizzata dava loro un volto di tipo islamico, che quindi avrebbe suggerito un’epoca successiva all’arrivo degli arabi in Sicilia. 

Rimasti a lungo non esposti, i pezzi di Venafro furono portati all’attenzione del mondo scacchistico da Adriano Chicco, che ne comprese subito l’importanza e li illustrò più volte nelle sue opere di storia scacchistica. Tuttavia alcuni, poco scrupolosi, studiosi stranieri, fra cui Pavle Bidev, arrivarono a ritenerli inesistenti e frutto della fantasia italica.

I pezzi rimasero "sepolti" per decenni al Museo acheologico di Napoli, ma nel 1990, per merito del prof. Giorgio Cian, allora preside della facoltà di giurisprudenza dell’Università di Ferrara, furono esposti durante i campionati universitari a squadre di scacchi, organizzati ad Asiago, sede estiva dell’università ferrarese.

L’interesse destato da questa prima uscita pubblica, la successiva esposizione a Reggio Emilia, durante un Torneo di Capodanno, le richieste degli studiosi di storia scacchistica e il miglioramento delle tecniche di radiodatazione, portarono finalmente ad un esame radiocarbonico che li collocò con una probabilità favorevole del 68% fra l’885 e il 1017 dopo Cristo.

La datazione al X secolo dopo Cristo li rende comunque fra i più antichi pezzi ritrovati nell’Europa Occidentale.