Scacchi a Venezia Chess in Venice Schach im Venedig Шахматы в Венеции
     

Aneddoti "antichi"

Che cos'è la Zatrichiologia?

Con tale termine si vuole indicare quel ramo di studi scacchistici che ha un indirizzo particolarmente letterario e storico. Il vocabolo proviene dal termine greco "zatrikion", che Anna Comnena (1083-1143) famosa scrittrice bizantina, adopera per indicare gli scacchi nella biografia (Alexias) che ella dedicò al padre suo, l'imperatore Alessio I, che del nobile gioco era intenditore. (Bruno Bassi, storico degli scacchi veneziano) 

La morte di Tristano

Trapassata che fu la notte e venuto il giorno, e Tristano e Isotta stando in tanta allegrezza, e giocando a scacchi e cantando sottovoce uno sonetto, lo quale sonetto Isotta fatto avea in quel punto per Tristano ... lo re Marco, si come uomo irato, senza niuno provvedimento, si tolse in mano lo lanciotto he la fata mandato gli avea,  vassene alla camera: e mirando per una finestra ferrata, e vedendoTristano ch'era in giubba di seta, ed era inchinato al gioco degli scacchi, ch'egli facea con Isotta, lo quale molto gli dilettava ... si gli lanciò la lancia e ferillo nel fianco dal lato manco. (La Tavola Ritonda, edita da F.L. Polidori, Bologna 1864)

La morte del re degli Eruli

Mentre la sua armata combatteva contro i Lombardi, il re deglieruli stava tranquillamente seduto nella sua tenda e giocava a scacchi. Aveva minacciato di morte chiunque gli portasse la notizia di una disfatta. La sua vedetta, saòita sopra un albero, guardava il combattimento e sempre gridava: "Siamo vincitori!" Finché sospirando, lasciò sfuggire queste parole: "Infelice re, infelici Eruli!".

Soltanto allora il re si accorse che la battaglia era perduta, ma era troppo tardi. Nel medesimo istante il Lombardi penetrarono nella sua tenda e lo trafissero di colpi. (Heine: "Che cosa è la Germania")

Un genovese terribile

Nel 1380 era console della Repubblica di Genova a Trebisonda messer Megollo Lercari. Ma il Comneno Giovanni, signore di Trebisonda, era assai mal disposto verso i genovesi, di ci avversava la potenza nel Mar Nero. Ora accadde che un giorno Megollo Lercari, giocando agli scacchi con certo giovane cortigiano, accetto all'imperatore oltre il dovere, n'ebbe una guanciata. Chiese riparazioni il Lercari, ma gli furono negate. Allora, armate due agilissime galee, Megollo si diede arazziare le genti del sire di Trebisonda: e ad ogni prigioniero fece tagliare nasi ed orecchie, finché l'imperatore non chiese tregua e mercè. (G. Serra, La Storia dell'antica Liguria e di Genova, Torino 1834)