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Giuseppe Stalda

Quasi ottantaduenne (era nato a Venezia il 28 maggio 1895) si è spento il 17 aprile 1977 nella sua città natale il maestro Giuseppe Stalda. Era il socio più anziano del Circolo scacchistico veneziano “Carlo Salvioli”, ed era considerato giustamente il continuatore dell’opera del grande teorico cui il sodalizio è intitolato. Il notaio veneziano, scomparso neòl 1930, aveva lasciato infatti incompiuta la monumentale “Partita d’oggi”, di cui Stalda con grande pazienza, assidue ricerche ed equilibrato giudizio redasse la quinta parte (”I giochi aperti nella pratica moderna”) completando eccellentemente  quella miniera di partite altamente istruttive per i pochi fortunati che la posseggono: il volume è infatti diventato una rarità bibliografica.

Stalda fece le sue prime battaglie come giocatore ancor prima della Grande Guerra, nello scomparso Caffè all’Angelo: poi continuò a dedicarsi al gioco per quasi mezzo secolo, con la partecipazione alle gare e con gli studi teorici. Si dice che negli scacchi ogni giocatore infonde il proprio carattere, ma questo non fu vero per lui. Di temperamento placido, remissivo senza grandi ambizioni nella vita quotidiana (si contentò sempre di situazioni modeste che gli consentissero di dedicare tutto il tempo libero al preferito diletto), davanti alla scacchiera si trasformava; la sua fantasia si accendeva e concepiva piani di attacco ora irruenti, ora metodici a seconda dell’avversario.

Dopo il primo conflitto mondiale cominciò a prender parte assiduamente ai tornei: a un decoroso risultato nel torneo “minore” di Viareggio 1921 seguì l’anno dopo una nettissima vittoria nel “minore” del torneo Crespi a Milano.

Il titolo magistrale venne però tardi a ricompensare il suo talento, e gli fu conferito nel 1931 dopo il torno Crespi di quell’anno, valevole per il Campionato Italiano, in cui Stalda si classificò nella quarta posizione (dopo Rosselli, Romi e Padulli). Ma fu sempre un avversario pericolosissimo per chiunque.

La “forma mentis” scacchistica di Stalda recava l’impronta dell’autore che egli aveva più studiato e che gli era veramente congeniale: Tarrasch. Prediligeva così il metodico sviluppo dei pezzi, l’occupazione del centro mediante i pedoni, che doveva essere sollecita, la compressione graduale della posizione avversaria qualora non si presentasse l’occasione di un attacco travolgente. Non era raro che in una partita con Stalda si giocassero venti mosse o più senza aver cambiato né un pezzo né un pedone; e questo era un presagio quasi sempre sinistro per il contendente.

Grande conoscitore della Ruy Lopez, prediligeva in genere tutti i giochi aperti, nei quali, grazie alle sue vastissime conoscenze teoriche, era ben difficile che venisse in svantaggio precoce. Fu anche un eccellente giocatore per corrispondenza, e nel bel volume di Fred Reinfeld “Keres Best Chess Games” fra le partite più elogiate dall’autore si trova un controgambetto Falkbeer in cui il grande maestro estone, astro allora nascente, si salva per miracolo dalla morsa in cui lo aveva costretto con il nero il giocatore italiano.

Dopo quasi cinquant’anni di gioco attivo, e di studi che hanno dato alcune delle opere più notevoli della letteratura scacchistica italiana (oltre all’aver completato “La Partita d’oggi”, Stalda scrisse “Gli scacchi nel 1946”, la monografia “La Difesa Francese”, e curò l’aggiornamento di un altro celebre manuale di Carlo Salvioli “Il giuoco degli scacchi di Gioachino Greco”; inoltre collaborò assiduamente per decenni a “L’Italia Scacchistica”) il giocatore veneziano aveva lasciato il campo: lo incontrai per l’ultima volta parecchi anni fa, come spettatore, a uno dei grandi tornei autunnali di Venezia. Pareva che la sua passione fosse spenta.

Sarà ricordato con affetto da quanti lo conobbero come avversario tenace, cavalleresco e leale, e ammirato da quanti nelle sue partite, sempre ricche di idee, troveranno il segno della sua valentia. Ed a questo proposito notiamo con rammarico, come sia andata perduta la documentazione delle sfide giovanili sostenute da Stalda con chi scrive, con Ernesto Hellmann, con Eugenio Szabados, con altri giocatori di quel fiorente vivaio, che fu sempre il Circolo veneziano.

Diamo in suo ricordo la bella partita che Stalda, già in età molto matura, vinse a Frantisek Zita nell’incontro Venezia – Praga del 1949.

Mario Monticelli in “L’Italia Scacchistica”, luglio 1977