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Eugenio Szabados

La morte di Eugenio Szabados

 

di Mario Monticelli (L’Italia Scacchistica, aprile 1974)

La vita scacchistica italiana deve molto a Eugenio Szabados, spentosi a Venezia nel marzo scorso. In tempi in cui non si credeva affatto alla possibilità di elevare l’interesse per il gioco, egli dimostrò l’inconsistenza dello scetticismo. E nessuno potrà mai contestargli il merito di aver saputo indicare la via giusta, con una grande serie di tornei internazionali. Oggi i confronti dei giocatori italiani con gli stranieri sono cosa, si può dire, di ogni mese, data l’abbondanza delle manifestazioni: ma questa fioritura non sarebbe stata possibile senza l’esempio concreto, da lui dato. È col torneo di Venezia del 1947 che, per la prima volta, una gara scacchistica riscosse in Italia un grande successo sportivo, tecnico e pubblicitario, destinato poi a ripetersi più volte, e, speriamo, a continuare in quella stessa città che Szabados aveva tanto amato e dalla quale non aveva più voluto staccarsi.

Era cittadino italiano da mezzo secolo (chi scrive, legatogli da una salda, fraterna amicizia, fu testimone al giuramento che prestò nel 1925, dopo il minimo periodo di residenza indispensabile). Nato a Sanger (allora in Ungheria), il 3 luglio 1898, nei primi anni dell’altro dopoguerra si era deciso a lasciar giovanissimo la patria sconfitta e sconvolta, per cercar fortuna altrove. Arrivato a Torino, vi rimase un paio d’anni: il tempo di trovare un buon impiego, di apprendere perfettamente la lingua, di affermarsi come il miglior giocatore di scacchi della città. Poi un’occasione lo portò a Venezia per sempre.

Gli anni dal 1922 al 1945 furono laboriosi: lo videro passare dal lavoro subordinato a quello indipendente, e infine alla perigliosa attività dell’armatore, che lo appassionò in modo definitivo. Ma anche quando il lavoro lo assorbiva faticosamente, Szabados non dimenticava mai la passione antica, che non era per lui soltanto una pura distrazione, un semplice passatempo. Negli scacchi Szabados trovava la piena soddisfazione che può attingervi un uomo abituato a calcolare con lucidità le conseguenze di ogni azione, nel gioco come nella vita.

Partecipò per la prima volta a una gara nazionale nel 1921: il torneo principale di Viareggio, in cui giunse quinto ex aequo con Padulli e Stalda. Anche nel torneo di Venezia 1928 fu quinto ex aequo con Napolitano e Simoni. Nel 1930, in un torneo internazionale sempre a Venezia, vinto da Mieses, giunse secondo, battendo il maestro tedesco nel confronto diretto. Nel 1947 e 1948 partecipò ai tornei internazionali di Venezia la cui organizzazione gravava in gran parte su di lui: il suo risultato fu migliore nel secondo, di gran lunga più forte del primo. Nel campionato italiano giocato a Venezia nel 1951 arrivò secondo alle spalle di Paoli: fu ottavo a Ferrara nel 1952 e sesto a Firenze nel campionato del 1953.

Della sua partecipazione al grande torneo internazionale di Amsterdam del 1950 sarà sempre ricordata la magnifica chiusa della partita contro il futuro grande maestro Donner. Esso è uno dei numerosi esempi in cui Szabados seppe dimostrare che il suo stile di gioco posizionale (come scacchista egli era essenzialmente di estrazione mitteleuropea) non era una pregiudiziale da non abbandonare a nessun costo, e che sapeva valersi di risorse combinative con grande fantasia. Al finale della partita con Donner si contrappone invece la partita con Ferrantes, che pure riportiamo, e in cui un cambio, apparentemente illogico, conduce a un’implacabile demolizione della struttura dei pedoni avversari.

Fu presidente della Federazione Scacchistica Italiana dal 1950 al 1958. Il carattere dell’uomo era energico e leale, e tale si affermò anche nella carica assunta in un momento difficile per la Federazione, contestata da varie parti, e della quale seppe rafforzare le strutture. Insieme con Luigi Miliani, scomparso molti anni prima, Eugenio Szabados sarà ricordato perennemente fra coloro che si sono acquistati le maggiori benemerenze per l’opera svolta a favore degli scacchi in Italia.

Donner - Szabados (Amsterdam 1950)

1. e4 c5 2. Cf3 d6 3. d4 cxd4 4. Cxd4 Cf6 5. Cc3 a6 6. g3 e5 7. Cde2 Ae6 8. Ag2 Cbd7 9. h3 b5 10. f4 b4 11. Cd5 Axd5 12. exd5 Ae7 13. fxe5 Cxe5 14. Cd4 Tc8 15. O-O O-O 16. Cf5 Dc7 17. Cxe7+ Dxe7 18. Ag5 Da7+ 19. Rh1 Ce8 20. a3 f6 21. Ac1 Dc5 22. axb4 Dxb4 23. Tf4 Dc5 24. Ae4 g6 25. c3 f5 26. Ag2 Cg7 27. Rh2 a5 28. Tfa4 Ch5 29. De2 Tfe8 30. Txa5 Db6 31. Ta6 Dc5 32. T1a5 Dc7 33. Dd1 Cc4 34. Tb5 De7 35. Af3 Ce3 36. Axe3 Dxe3 37. Rg2 f4 38. g4 Cg3 39. Tb4 Ce4 40. Axe4 Txe4 41. Txe4 Dxe4+ 42. Df3

In questa posizione Szabados giocò:

42... De1!

Abbandona il pedone f4:mala sua presa sarebbe fatale al Bianco. Infatti, dopo 43. Dxf4 Tf8 44. Dd4 De2+ 45. Rg3 Tf3+ 46. Rh4 De1+ 47. Rg5 De7+ 48. Rh6 Dh4#. D'altra parte a 43. Df2 il Nero risponde 43... f3+! E il terribile pedone non può essere preso né con la Donna, per la replica Tf8, né ovviamente con il Re (44. Rg3 De5+ 45. Rh4 g5+ 46. Rh5 Df6! e vince).

43. Txd6

La difesa relativamente migliore (Seguiamo il commento di Euwe) era 43. Ta2, per controbattere 43... Te8 con 44. b4, ma il Nero conserva una posizione schiacciante con 43... g5!, che mantiene la minaccia Te8 seguita eventualmente da Te3.

43... Tb8 44. b4 Ta8!

Ed ora l'irruzione della Torre non può più essere impedita.

45. Td8+ Txd8 46. Dxf4 Tf8 e il Bianco abbandona.

 

Szabados – Ferrantes (14. Camp. Italiano, Venezia 1951)

1. Cf3 Cf6 2. g3 g6 3. b3 Ag7 4. Ab2 b6 5. Ag2 Ab7 6. O-O O-O 7. c4 c5 8. d4 d6? (Preferibile, a questo punto, 8... cxd4,seguito da d7-d5) 9. e3 Cbd7 10. Cc3 Ce4 11. Dc2 Cxc3 12. Axc3 Cf6 (re adesso era possibile reagire al centro mediante 12... cxd4 13. exd4 d5. Ora il Nero sarà compresso minacciosamente) 13. d5 e5 14. e4 Ac8 15. Tae1 Ch5 16. Ch4 f5 (Il contrattacco del Nero non è sufficientemente preparato. Meglio 16... Af6, minacciando di scompaginare la catena dei pedoni bianchi e obbligando il Cavallo h4 a ritirarsi) 17. exf5 gxf5 18. Af3 De8 19. Axh5! (Non era facile prevedere che questo cambio lascia al Bianco una netta superiorità posizionale) 19... Dxh5 20. f4 e4 (La spinta è forzata: dopo 20... exf4 21. Axg7 Rxg7 22. Txf4 la debolezza del pedone f5 sarebbe fatale) 21. Axg7 Rxg7 22. Dc3+ Rg8 23. Cg2! (Dalla forte posizione in h4 il Cavallo passa ad occuparne una ancor più efficace, da dove potrà appoggiare la demolizione della base f5 mediante g3-g4) 23... Df7 (Il Nero ha intenzione di cambiare le Donne, ma ciò affretterà la sconfitta; meglio 23... Dg6 e poi h5) 24. Ce3 Df6? 25. Dxf6 Txf6 26. h3 h5 27. Tf2 Rf7 28. g4! hxg4 29. hxg4 fxg4 30. f5! Ad7 31. Cxg4 Tg8 32. Tg2 Axf5 33. Cxf6 Txg2+ 34. Rxg2 Rxf6 35. Rf2 Re5 36. Re3 b5 37. Th1 bxc4 38. bxc4 a5 39. Th8 a4 40. Te8+ Rf6 41. Ta8 Ad7 42. Rxe4 f5+ 43. Re3 Ac2 44. Rd2 Ab1 45. Txa4 Re5 46. Rc3 e il Nero abbandona. Un'eccellente partita in stile posizionale.